Vestiamo arancione per la ’16 Days Campaign’

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Giornata Internazionale Contro La Violenza Sulle Donne

Il nostro Mario Di Giulio su La Svolta nell’articolo ‘Vestiamo arancione per la “16 Days Campaign”’ parla dell’iniziativa delle Nazioni Unite, sostenuta dallo stesso Segretario generale Antonio Guterres, contro la violenza di genere, che parte oggi 25 novembre e terminerà il 10 dicembre in occasione dello Human Rights Day e del progetto di The Thinking Watermill ‘Let Art be My Voice’.


L’iniziativa partirà il 25 novembre e terminerà il 10 dicembre, in occasione dello Human Rights Day

Sebbene chi scriva sia sostenitore della campagna L8 tutto l’anno, portata avanti con The Thinking Watermill Society e Agora Pharma – per ricordarci che i diritti delle donne si rivendicano e si difendono non solo l’8 marzo ma tutti i giorni – l’iniziativa delle Nazione Uniti e sostenuta dallo stesso Segretario generale Antonio Guterres contro la violenza di genere è davvero la benvenuta.

Parte il 25 novembre, giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, e dura sino al 10 dicembre, giornata mondiale dei diritti umani: perché, anche se sembra superfluo ricordarlo, i diritti delle donne sono diritti umani.

È un‘iniziativa che ormai si ripete dal 1991 e sarebbe bello pensare che presto questo periodo sia dedicato solo alle commemorazioni di vecchie battaglie, che ormai non servono più. In questi giorni tutti sono invitati a sostenere la causa, semplicemente indossando abiti arancioni, che ricordano il tema delle lotte contro la violenza di genere (Orange the World è il nome della campagna promossa da UN Women per fermare queste violenze) o sostenere iniziative più concrete.

Nel nostro piccolo, con the Thinking Watermill Society ci si siamo uniti a una Ong ugandese, Dwona Initiative, della quale sono uno dei directors indipendenti (ovvero senza poteri esecutivi), e abbiamo costituito un gruppo di educatori che si recherà in 6 scuole e 2 comunità rurali in Uganda per affrontare, anche attraverso giochi, i temi della violenza e quale siano le sue diverse manifestazioni, con pieno coinvolgimento di femmine e maschi perché vi sia un cambio di mentalità (la violenza di genere è un problema di tutti, non solo delle donne che la subiscono). Così come facciamo nelle nostre campagne sull’igiene mestruale dove maschi e femmine imparano insieme cosa sia il ciclo, come esso funzioni e come si producono gli assorbenti senza stigma o pregiudizi.

La campagna sarà indirizzata non solo ai bambini, ma anche agli educatori e agli amministratori scolastici e delle comunità per creare coscienza e stimolare azioni al fine di identificare situazioni concrete sulle quali dovere intervenire.

In particolare, attraverso l’arte, cercheremo di aiutare i bambini a esprimere i loro pensieri ed eventualmente i propri disagi, magari attraverso un disegno. Il progetto si chiama Let Art be My Voice e si basa sull’arte quale strumento di comunicazione più semplice, a portata dei bambini e di coloro che, traumatizzati, non riescono ad affidarsi ai consueti strumenti di comunicazione.

Questa è una sola delle iniziative. Ognuno di noi può immaginarne e realizzarne altre, di modo che ogni anno non ci si limiti al doloroso e sterile conteggio delle donne uccise o oggetto di violenza, perché riteniamo che ognuno di noi, di fronte alla violenza ricorrente e all’abominio, non possa rimanere indifferente (ce lo insegna la nostra senatrice Liliana Segre) e debba almeno una volta nella vita porsi la domanda: cosa ho fatto io per evitare tutto questo?

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