Il risveglio dei giganti d’acqua: quando la legge riconosce un’anima ai fiumi

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Che i fiumi siano fondamentali per l’esistenza e lo sviluppo delle civiltà è cosa nota a chiunque abbia studiato la storia dell’antica Mesopotamia, dell’Egitto e della stessa Roma fin dai banchi delle scuole elementari.

Non solo: nella memoria collettiva spesso il fiume diventa spettatore delle nostre storie, basti pensare alla Ballata degli annegati di Francesco Guccini, o protagonista dello spirito di risveglio di un popolo, come nella Leggenda del Piavedove il fiume combatte insieme ai fanti della Grande Guerra per difendere il suolo patrio.

Di tale importanza, però, l’uomo non sembra essere cosciente, considerato lo sfruttamento indiscriminato e l’inquinamento dei fiumi, fino al punto di spostarne l’alveo o coprirli cementificandoli. Per secoli, l’uomo ha trattato la natura come un oggetto inerte, una proprietà al servizio dell’economia. Qualcosa sembra però cambiare negli ultimi anni: nella coscienza e negli ordinamenti di molte nazioni, i fiumi hanno smesso di essere beni, ovvero cose oggetto di diritto, per consolidarsi come soggetti di diritto: entità viventi titolari di diritti.

Questa rivoluzione silenziosa, che ribalta il paradigma del fiume da oggetto a soggetto, riscopre verità che le culture indigene hanno sempre protetto: i fiumi sono organismi pulsanti.

Dalle radici oceaniche alla giurisprudenza globale

Il sentiero legislativo è stato tracciato dal Whanganui, in Nuova Zelanda. Con il Te Awa Tupua Act del 2017, lo Stato ha piegato il linguaggio giuridico alla cosmologia Maori. Per tale popolazione, il fiume non è una risorsa, ma un antenato vivente (Tupua). Riconoscere la sua personalità giuridica è stato l’unico modo per tradurre il concetto di Kaitiakitanga (custodia sacra) in un tribunale moderno.
Il passo non è rimasto isolato. Dal 2019, il Bangladesh ha compiuto un passo radicale dichiarando “entità viventi” tutti i suoi fiumi, una mossa disperata e coraggiosa per salvarli dall’inquinamento letale, che al momento, purtroppo, non sembra avere ancora prodotto i frutti sperati.

L’anima dell’acqua: tra spirito e regolamenti

Mentre l’Oceania affermava la propria cultura, il Giappone ha continuato a influenzare il dibattito attraverso lo Shintoismo, dove ogni fiume ospita un Kami (divinità). Questa sensibilità permea i capolavori di Miyazaki, dove il fiume è un personaggio senziente capace di soffrire: basti ricordare La città incantata (2001), dove lo spirito del fiume, oltraggiato dall’inquinamento, diventa un mostro di fango (Okusare-sama) per poi tornare, una volta ripulito, il maestoso Kawa no Kami, il Dio del Fiume.

Questa visione “spirituale” ha trovato sponde concrete nel diritto internazionale. La Corte Interamericana dei Diritti Umani ha stabilito che la protezione della natura è un diritto umano autonomo. Anche l’Europa si sta muovendo i primi passi, spesso partendo dalle comunità locali. Un caso è quello della città di Lewes in Inghilterra, dove nel 2023, il consiglio comunale ha approvato una risoluzione per riconoscere i diritti del fiume Ouse. Non si è trattato di una legge calata dall’alto, ma di una sorta di carta dei diritti che impegna le autorità a considerare il fiume come un’entità che ha il proprio diritto di scorrere, di essere libero dall’inquinamento e di ospitare la biodiversità.  Nel frattempo, l’Unione Europea affronta ora la prova del nove con il Regolamento sul Ripristino della Natura. Quest’ultimo impone ai governi nazionali di presentare i piani di rinaturalizzazione entro il 1° settembre 2026.

Oltre il vincolo: la differenza tra Parco e Persona

Per comprendere la portata del riconoscimento della personalità giuridica, occorre distinguere tra la tutela tradizionale e questa nuova frontiera giuridica. Non si tratta infatti della semplice istituzione di un Ente Parco. Se il parco è, infatti, un modello gerarchico dove lo Stato decide come gestire un territorio, trattandolo comunque come un oggetto da tutelare, il riconoscimento della personalità giuridica opera un salto logico: il fiume smette di essere un perimetro geografico per diventare un soggetto autonomo. In un parco, l’uomo protegge la natura per se stessa; con la personalità giuridica, il fiume possiede diritti per se stesso, come quello di esistere e scorrere libero. Se un parco può essere ridimensionato da una decisione politica, un “fiume-persona” può, teoricamente, trascinare in tribunale chiunque violi la sua integrità, agendo attraverso i suoi rappresentanti legali.

La sfida del Colorado e della Nigeria

Proprio quest’anno la sfida si sposta nel cuore degli Stati Uniti. Le nazioni indigene del bacino del fiume Colorado stanno premendo affinché il gigante, ferito dalla siccità, sia riconosciuto come attore politico, capace di opporsi legalmente ai prelievi selvaggi; una battaglia che dovrà scontrarsi con le attuali politiche di negazione delle protezioni ambientali. In Africa, il fiume Ethiope, in Nigeria, è già protetto dal suo Guardian Council, utilizzando il modello della personalità giuridica come barriera contro lo sfruttamento industriale.

I guardiani del gigante

Poiché un fiume non può sedere in aula, queste leggi istituiscono dei guardiani umani: leader indigeni, scienziati e giuristi. In Canada, il fiume Magpie dispone di nove diritti specifici che i suoi custodi devono fare valere. È la sintesi perfetta tra animismo e giurisprudenza: il fiume non è più una vittima muta, ma un titolare di diritti che può bloccare filiere industriali per difendere la propria integrità.

Una sfida all’uomo come misura di tutte le cose

Questa trasformazione non è priva di attriti. Se il fiume è una persona, ci si può chiedere chi risponda dei danni in caso di esondazione. È il paradosso sollevato dalle corti indiane dopo il riconoscimento, poi sospeso, del Gange e dello Yamuna quali persone giuridiche. Nel 2026, molte regioni industriali ancora resistono, temendo che la voce del fiume paralizzi l’economia.
Nonostante le difficoltà tecnico giuridiche, il messaggio di oggi è comunque potente: riconoscere l’anima dei fiumi è l’atto finale di umiltà di una civiltà che ha capito, che la nostra salute non può essere separata dal battito pulsante dell’acqua che attraversa le nostre vite.

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